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giu 10

Scritto da: redazioneslowsealand
10/06/2012  RssIcon

15.000 visitatori in tre giorni. Più cooperazione fra i paesi aderenti all'Osservatorio della Pesca del Mediterraneo


15.000 visitatori, incontri, spettacoli, Laboratori del Gusto e dibattiti. E' il bilancio di Slow Sea Land, prima edizione della tre giorni (dal 8 al 10 giugno) dedicata al pescato siciliano e alle produzioni di eccellenza dell'agroalimentare dei Paesi del Mediterraneo, organizzata a Mazara del Vallo dalla Regione siciliana, Slow Food Italia in collaborazione con il Distretto Produttivo della Pesca-Cosvap, ICE e Comune di Mazara del Vallo. Nella cittadina, che vanta la marineria più grande del Mediterraneo, i rappresentanti di Algeria, Libia, Marocco, Mozambico, Tunisia e Turchia hanno discusso di gestione delle risorse ittiche e del futuro del mestiere del pescatore, salvaguardia dell'ambiente marino, cooperazione transnazionale, con l'obiettivo di individuare regole comuni per il rilancio del settore. La manifestazione si è chiusa con la sigla di un accordo di cooperazione tra il Distretto della Pesca e il Gruppo Interprofessionale di Prodotti della Pesca (Gipp) della Tunisia.

“Il bilancio è positivo - ha detto il Presidente del Distretto della Pesca di Mazara del Vallo, Giovanni Tumbiolo - hanno partecipato soggetti pubblici, privati e scientifici del Medio Oriente allargato e del Nord Africa. Bisogna lavorare a regole comuni tra paesi rivieraschi, che rispondano a logiche di cooperazione e condivisione. Occorre cambiare anche alcune direttive comunitarie miopi e improprie per il rilancio del settore della pesca e dell'agroalimentare del Mediterraneo”.

Per il segretario nazionale di Slow Food Italia, Daniele Buttignol, “L’associazione segna un’importante presenza in un angolo del Mediterraneo centrale per le tematiche riguardanti le risorse ittiche e il dialogo tra i popoli. Molti progetti di Slow Food - ha detto Buttignol - guardano al Continente africano, come quello dei Mille Orti in Africa, ad esempio. La tre giorni ci ha dato anche la possibilità di conoscere la tradizione dei grandi pescherecci e di porre la questione della sostenibilità e della tutela delle risorse ittiche in un mondo diverso da quello della piccola pesca costiera con cui da tempo dialoghiamo”.

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